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Italian Network for Lagoon Research

Rete Italiana per la Ricerca Ecologica nelle Zone Costiere e Aree di Transizione

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Laguna di Venezia

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La laguna di Venezia: caratteristiche fisiografiche ed ecologiche

La laguna di Venezia ha una superficie di circa 550 km² di cui soltanto l’8% è occupata da terra emersa: la città di Venezia, una cinquantina di isole minori, i litorali, le valli da pesca arginate e le casse di colmata artificiali. Essendo un sistema di transizione tra terra e mare, è influenzata dalla marea che si espande rapidamente attraverso i canali; essi occupano circa l’11% della superficie, mentre il restante 80% è occupato da velme, piane fangose non vegetate che emergono solo in occasione di eccezionali basse maree, e aree barenicole vegetate, occasionalmente sommerse dall’alta marea. La profondità media della laguna centrale e meridionale è di circa -1,8 m, mentre quella della laguna nord è circa -1,3 m.

Divisa dall’Adriatico da un lungo cordone litoraneo, la laguna mantiene la connettività col mare attraverso le tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia. La connessione con il bacino scolante, che ha una superficie di circa 1.850 km2 e ospita insediamenti agricoli, industriali e urbani, è garantita da 9 principali immissari che convogliano in laguna acque piovane e fluviali. L’attuale estensione del bacino scolante è molto più ridotta di quella che 6.000 anni fa permise la formazione della laguna grazie al trasporto di detriti dai monti; infatti, dal XV secolo in poi, ed in particolare dal XVI secolo, la Repubblica di Venezia volle deviare le foci di importanti fiumi alpini, portandole dalla laguna al mare. Attualmente il volume complessivo di acqua dolce trasportata dai fiumi è valutato intorno ai 1.000.000 m3/anno e, nonostante il trasporto solido sia limitato, l’apporto di sostanze nutritive (azoto, fosforo) ed inquinanti (organici ed inorganici) è oggetto di una particolare attenzione, anche normativa (DM 23/04/1998, DM 16/12/1998, DM 09/02/1999, DM 30/09/1999).

La laguna di Venezia è un ambiente microtidale, con un’escursione massima di marea di circa 1 m. Lo scambio mare-laguna con ritmo bidiurno rappresenta la forzante principale dell’ecosistema lagunare. La struttura morfologica è articolata: la rete di canali convoglia la corrente di marea con velocità decrescenti dalle zone prossime alle bocche, dove le correnti sono più intense, alle aree più interne che sono caratterizzate da un modesto idrodinamismo e da un ridotto ricambio idrico. I tempi di residenza, infatti, raggiungono i 20 giorni nelle parti più interne, prossime alla gronda. L’idrodinamismo determina forti gradienti di salinità, con valori decrescenti dal mare verso l’interno e che influenzano fortemente ogni ecotono.

La morfologia complessa definisce un insieme composito di habitat, rilevanti per i servizi ecosistemici offerti e caratterizzati da specie endemiche, alcune di elevato pregio. L’antropizzazione del sistema rappresenta la più importante fonte di disturbo ecologico: diversi tipi di scarichi civile, industriale ed agricolo, circolazione di numerose imbarcazione a motore, pesca meccanizzata delle vongole, ecc. Il sistema lagunare è infatti caratterizzato da una moltitudine di attività umane: piccoli e medi centri abitati sono distribuiti lungo il perimetro della laguna, il litorale e alcune isole.

Il bacino scolante è prevalentemente a uso agricolo e industriale e, in particolare, a Porto Marghera sono presenti ancora alcune industrie chimiche. Il “centro storico” di Venezia registra oltre 10 milioni di presenze turistiche ogni anno, come “notti spese” nel 2015, cui si aggiunge un numero ingente di turisti “visitatori” (ovvero che non pernottano in città), la cui stima è incerta, comunque superiore ad 12 milioni/anno; il porto veneziano è uno dei porti più importanti in Italia (25 milioni di tonnellate di merci all’anno e 1,6 milioni di passeggeri delle navi da crociera nel 2015), così come l’aeroporto, che, con l’aeroporto di Treviso, rappresenta il terzo Sistema aeroportuale italiano.

Sull’area lagunare pesano, inoltre, attività legate a pesca tradizionale, trasporto di persone e merci, attività ricreative. A causa di queste pressioni, cui si aggiungono quelle dovute ai cambiamenti del clima e della perdita altimetrica rispetto al livello del mare (Relative Sea Level Rise), la laguna veneziana, nonostante la sua capacità di resilienza, è a rischio di calo sostanziale degli habitat caratteristici, cui consegue necessariamente la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici caratterizzanti.

La laguna di Venezia è la più vasta zona umida del Mediterraneo ed uno dei siti più importanti per la popolazione ornitologica mediterranea, sia per quanto riguarda gli svernanti (410 mila uccelli svernanti censiti nel gennaio 201) che i nidificanti. Sono state recentemente censite 140 specie di uccelli, che rappresentano circa il 55% delle specie note per l’Italia, di cui 112 sono nidificanti “certe”. Molte tra queste specie hanno una distribuzione areale ristretta, legata alle zone umide, e sono caratterizzate da popolazioni esigue, minacciate nella loro sopravvivenza.

La costa è in continua evoluzione: l’apporto di sedimenti fluviali e marini, la forza del vento e del mare, l’effetto della vegetazione terrestre, unitamente all’intervento antropico, modellano la morfologia locale influenzando l’ecosistema. I moli foranei, costruiti nel XIX secolo per contrastare la naturale tendenza all’interrimento dei canali e consentire l’accesso a Venezia a navi con maggiore stazza ed opera viva, delimitano le bocche di porto e ne influenzano la morfologia. Mentre su tali substrati rocciosi antropogenici si sono costituiti stabili e ricchi ecosistemi (la comunità vegetale è composta da macroalghe che si dispongono a differenti profondità, favorendo l’insediamento di organismi zoobentonici e di ittiofauna richiamata dalla presenza di questi habitat), le aree più interne alle tre bocche di porto sono caratterizzate dalla presenza di praterie a fanerogame (Zostera marina, Cymodocea nodosa e Nanozostera noltii). Esse svolgono una doppia fondamentale funzione ecologica: hanno un importante ruolo per il mantenimento della morfologia lagunare, sono aree di “nursery” per la fauna ittica (anche per specie di interesse comunitario quali il nono, Aphanius fasciatus, e il ghizzetto, Knipowischia panizzae, o commerciale quale l’orata, Sparus aurata) e per l’epifauna bentonica sessile e vagile.

Anche nella Water Framework Directive (2000/60/EC) si individuano queste macrofite quali elementi indicatori di livello integrato e riassuntivo delle condizioni dell’intero corpo lagunare. Anche le aree litoranee veneziane sono sottoposte ad una intensa pressione antropica che ne provoca una riduzione di superficie, in quanto sede di alcuni centri abitati (Lido, Malamocco, Pellestrina, Chioggia, ecc.) interessati da turismo balneare, transito di navi (petroliere, cargo, da crociera), pescherecci e imbarcazioni da diporto. A titolo di puro esempio, è probabile che il drastico calo lungo i litorali veneziani di alcune specie di uccelli nidificanti di interesse comunitario, quali fratino, Charadrius alexandrinus, e fraticello, Sternula albifrons, evidente nell’ultimo decennio, sia dovuto principalmente alla elevata pressione antropica, soprattutto estiva, oltre che alla degradazione degli habitat di nidificazione.

L’ambiente litoraneo è quindi in continua evoluzione, sia dal punto di vista morfologico che funzionale.

La laguna di Venezia: classificazione normativa

La legge italiana ha riconosciuto una “specialità” per Venezia e la sua laguna anche per la tutela ambientale. Sono molte le disposizioni legislative che si sono susseguite negli anni riguardo l’ambiente lagunare sia come provvedimenti ad hoc sia come specificazioni di leggi valide per tutto il territorio nazionale; non è questo il luogo per offrire un loro compendio.

Risulta invece utile allo scopo di questo volume richiamare le disposizioni derivanti dall’applicazione di normative comunitarie ed internazionali. In particolare, la laguna è soggetta alla considerazione di due importanti dispositivi dell’Unione Europea: Rete Natura 2000 e Direttiva Quadro sulle Acque (Water Framework Directive 2000/60/EC-WFD). Nella Rete Natura 2000 sono compresi: - due Siti di Importanza Comunitaria (SIC): la Laguna medio-inferiore di Venezia (SIC IT3250030) e la Laguna superiore di Venezia (SIC IT3250031), individuati per la presenza di habitat e specie presenti negli allegati I e II della Direttiva “Habitat” 92/43/CEE, - una Zona di Protezione Speciale (ZPS): la Laguna di Venezia (ZPS IT3250046), - e due zone SIC/ZPS situate attorno alle bocche di porto (IT3250003-Penisola del Cavallino: biotopi litoranei e IT3250023-Lido di Venezia: biotopi litoranei), identificate per la presenza di specie di cui all’allegato I della Direttiva “Uccelli” 79/409/CEE, ora Direttiva 2009/147/CE.

Secondo la WFD, la laguna di Venezia fa parte del bacino idrografico delle Alpi orientali, ricompresa nella subunità idrografica “Bacino scolante, laguna di Venezia e mare antistante”. Nell’ambito del Piano di Gestione previsto dalla Direttiva1, in applicazione del Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 131/2008, nella laguna di Venezia sono stati individuati 14 corpi idrici, di cui 11 naturali e 3 fortemente modificati (Valli laguna nord, Centro storico e Valli laguna centro sud).

Le valli da pesca vengono definite come corpo idrico fortemente modificato poichè è stato artificialmente bloccato lo scambio di acque con la laguna circostante. Si tratta quindi di zone che a tutti gli effetti presentano alterazioni delle caratteristiche idromorfologiche come risultato di alterazioni generate dall’attività umana. Tutti i corpi idrici della laguna di Venezia sono stati preliminarmente classificati come “a rischio” e pertanto è stato applicato a tutti il monitoraggio operativo, come riportato nel Piano di Gestione.

La presenza di importanti popolazioni di uccelli ha portato l’associazione Bird International ad identificare, nel 2003, circa 70.000 ettari della laguna di Venezia come “Important Bird Areas-IBA”, area prioritaria per la conservazione degli uccelli. Infine, buona parte della laguna avrebbe le caratteristiche per far parte delle aree umide di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar (1971) che attualmente, di tutta la laguna, considera la sola Valle Averto (circa 5,24 Km2).

Lo scambio mareale ed il fenomeno dell’acqua alta

La marea è un fenomeno dovuto all’attrazione gravitazionale esercitata dalla Luna e dal Sole sulle grandi masse oceaniche. Poiché il Mediterraneo è un mare di ridotte dimensioni, l’escursione di marea è contenuta; tuttavia, a motivo della sua posizione all’estremità di un bacino semichiuso, l’area dell’alto Adriatico è soggetta alle più ampie escursioni di marea nell’intero Mediterraneo, sino a circa 100 cm in fase di sizigie (ovvero nei periodi di luna nuova o luna piena). A Venezia la marea astronomica descrive una curva di tipo prevalentemente semidiurno, con due massimi e due minimi nelle 24 ore. Il volume medio giornaliero di acqua scambiata, due volte al giorno, tra laguna e mare è notevole, ovvero circa 400 milioni di m3.

Il fenomeno dell’“acqua alta” è determinato da eventi meteo marini occasionali (vento e pressione barometrica), che da soli possono creare innalzamenti del livello marino maggiori di un metro e che sono generalmente accompagnati da oscillazioni di livello tra nord e sud dell’Adriatico. I fenomeni di acqua alta sono temporanei: durando mediamente, salvo situazioni eccezionali, circa due ore e mezza. L’eustatismo e la subsidenza, rispettivamente il fenomeno a scala globale che si riferisce all’aumento del volume dell’acqua principalmente dovuto allo scioglimento dei ghiacci ed all’incremento della temperatura degli oceani, e il processo a scala regionale di abbassamento del suolo generato da tettonica, consolidazione dei sedimenti, estrazione di fluidi dal sottosuolo, hanno portato all’aumento del livello mare relativo. Tale innalzamento è di circa 26 cm, valutato come valore medio nel centro storico per il periodo 1908-2016. È da tener presente che il RSLR è estremamente variabile nella aree costiere ed il valore medio calcolato per la città di Venezia è poco rappresentativo per l’intera laguna, in quanto la subsidenza è molto eterogenea; per il bacino lagunare sono stati misurati valori di subsidenza fino a sei volte superiori a quelli rilevati nel centro storico.

L’aumento del livello medio del mare è il principale responsabile della frequenza degli allagamenti del centro storico (assieme all’eventuale aumento dell’intensità degli eventi estremi); gli eventi eccezionali sopra i 140 cm, quota alla quale viene allagato il 59% della città, sono avvenuti “solo” 18 volte dal 1897 ad oggi, di cui solo 5 sino alla fine degli anni ‘60 (compreso l’evento del 1966) e ben 9 dal 2000 in poi. Il V rapporto della Intergovernmental Panel on Climate Change indica un range di possibile innalzamento del livello medio mare al 2100 (a livello globale, rispetto ai valori del 2000), a causa dei cambiamenti climatici nei differenti scenari, compreso tra 17 e 82 cm. Le previsioni riferite al Mediterraneo sono ancora più incerte, date le sue caratteristiche di bacino semichiuso, nel quale l’effetto di aumento di salinità dovuto all’evaporazione contrasta l’effetto di espansione dovuto all’aumento di temperatura. I modelli attuali mostrano inoltre che l’intensità degli eventi meteo marini estremi nell’alto Adriatico potrebbe diminuire nelle prossime decadi.

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